Valorizzazione della ricerca

            La ricerca italiana è articolata in oltre 10 Enti Pubblici di Ricerca (EPR), 80 Università e 51 Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) e rappresenta oggi una delle eccellenze mondiali, nonostante le risorse dedicate siano fortemente limitate rispetto a quanto viene stanziato dagli altri paesi avanzati.

 

Dalle statistiche internazionali si rileva che i nostri ricercatori sono tra i più produttivi al mondo per numero di articoli e citazioni. Eppure, la ricerca italiana si dimostra oggi inefficiente nel trasferire l’innovazione che nasce nei luoghi del sapere verso l'impresa.

Non riusciamo ad ottimizzare i processi di trasferimento nonostante l’esistenza di parchi tecnologici e incubatori e nonostante il fiorire di processi di valorizzazione.

Ricerca scientifica e industria sono in Italia due torri d’avorio da cui si fatica da sempre a dialogare: così, le innovazioni prodotte dai ricercatori vengono principalmente trasformate in articoli scientifici invece che essere indirizzate verso un percorso di brevettazione e creazione di valore.

Nel resto del mondo il collegamento tra ricerca e impresa è di contro molto forte e rappresenta uno dei maggiori volani per alcune economie: basti pensare che le più prestigiose realtà accademiche come le università di Stanford, Boston, Oxford, Fraunhofer Institute, Imperial College, Technion, possono contare su strutture di professionisti dedicati alla valorizzazione industriale e commerciale della loro ricerca scientifica.

Un solo dato: l’ufficio di trasferimento tecnologico dell'università di Stanford ha generato oltre 1 miliardo $ di utili da operazioni di valorizzazione della ricerca derivante dalla stessa università.

In Italia gli uffici di trasferimento tecnologico di università ed EPR dispongono in media solamente di 4 addetti, mentre gli IRCCS dispongono in media di un solo addetto a struttura e nel complesso hanno sviluppato nel triennio 2014-2016 circa 8,5 milioni di €.

La nostra proposta spiega perché è necessario realizzare una struttura dedicata che, operando secondo logiche privatistiche e premiali, rappresenti quell'anello di congiunzione capace di far dialogare ricerca e impresa.

L'analisi svolta dimostra che la struttura più adatta è la fondazione in partecipazione pubblico-privata così organizzata:

  • Università, EPR ed IRCCS partecipano la fondazione come Soci Beneficiari.

Si avvalgono gratuitamente dei servizi economico-legali offerti dalla fondazione nelle operazioni di valorizzazione della ricerca;

  • Aziende Paese partecipano la fondazione come Soci Ordinari.

Sostengono economicamente la fondazione e in cambio godono di un diritto di prelazione per lo sviluppo dei migliori brevetti e progetti che rispondano ai loro interessi di Open Innovation.

Parallelamente alla creazione del binomio “ricerca scientifica – aziende Paese” la fondazione facilita  l’attrazione di Venture Capital e Corporate Venture Capital internazionali interessati ai progetti e brevetti italiani per la creazione di nuove imprese ad alto contenuto tecnologico.

 

Conseguenza naturale di questo processo sarà la capacità sempre maggiore di trattenere nel Paese le nostre migliori menti scientifiche valorizzando concretamente il loro lavoro. 

Resta aggiornato sulle nostre iniziative.

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