Valorizzazione della ricerca

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Il “Sistema della Ricerca Italiana” è oggi composto non solo dalle Università, alcune delle quali tra le più antiche al mondo, ma anche dagli Enti Pubblici di Ricerca (tra cui si ricordano in particolare il CNR, l’INFN, Human Technopole, l’Istituto Superiore di Sanità), dai Parchi Tecnologici, dagli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZS) e ancora dagli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS).

In particolare, va sottolineato come proprio i 51 IRCCS di cui l’Italia dispone rappresentano un unicum a livello mondiale e fanno sì che il Paese sia capace di una grandissima produzione scientifica nel settore delle Scienze della Vita. Tra i 10 scienziati italiani viventi più citati al mondo, compaiono 5 ricercatori afferenti al settore delle “Scienze Biomediche – Cliniche” e 5 ricercatori afferenti al settore della “Fisica delle Alte Energie – Astrofisica”: due settori in cui l’Italia eccelle da sempre.

Eppure, nonostante queste eccellenze il Paese investe nella Ricerca Scientifica solo l’1,5% del proprio Prodotto Interno Lordo, mentre altri paesi come la Francia, l’Inghilterra, gli Stati Uniti o la Germania hanno trasformato la propria ricerca scientifica nazionale in un asset strategico di sviluppo investendo cifre che raggiungono il doppio di quella italiana.

Nonostante ciò, i ricercatori italiani sono riusciti nel tempo a dimostrare il loro valore e la loro eccellenza internazionale: basti pensare che nel 2019 l’Italia è sopravanzata alla Francia andando ad occupare il 7° posto al mondo per qualità della ricerca.

Se però si analizza la capacità del Paese di trasformare la propria ricerca in sostegno al mondo imprenditoriale risulta forte il divario tra Ricerca e Industria: l’Italia è al 18° posto per produzione di brevetti e le operazioni di valorizzazione economica della ricerca attraverso processi di trasferimento tecnologico sono state solo sporadiche, seppure le potenzialità siano altissime vista la grande qualità dei ricercatori italiani.

Alla luce di ciò la domanda che è naturale porsi è stata: “Fin quanto la ricerca italiana riuscirà a mantenere questo livello così alto di produzione scientifica?

E ancora: “Come si pensa di riuscire a salvaguardare e ad incentivare uno degli asset più rilevanti del nostro Paese: ossia le menti che l’Italia è capaci di formare?

È difatti innegabile il fenomeno ormai noto a tutti della “fuga dei cervelli” che rappresenta non solo la fuga delle migliori menti del Paese che non trovano un impiego di alto livello, ma anche la “fuga dei capitali” impiegati per formare quelle menti: i risparmi delle famiglie italiane.

Per questo, nonostante ci siano state delle iniziative prive di coordinamento a livello nazionale, si rende necessario un investimento strutturato che permetta al Paese di “sfruttare” il più importante asset di cui dispone: la Ricerca prodotta dalle brillanti menti dei ricercatori italiani.

Perché va ricordato che creare società e imprese derivanti dalla ricerca (Spin-off) non solo permette di dare nuovo e ulteriore impulso all’industria nei settori con maggiore potenzialità, ma di fatto significa creare posti di lavoro altamente qualificati per i “migliori cervelli del Paese”.

 

Per far ciò Spazio Aperto ha analizzato le principali economie mondiali che investono sulla ricerca e le più importanti esperienze italiane, arrivando a delineare una proposta che può trasformare l’Italia in una “Start-up Nation”, come ad esempio ha fatto la Francia in soli 5 anni.

 

La proposta consta di 6 punti che, se attuati congiuntamente, possono rappresentare un percorso utile al recupero del divario che l’Italia ha in questo settore così strategico:

 

  1. Il trasferimento tecnologico come criterio di valutazione dell’attività di ricerca
    Si rende necessaria una riforma trasversale a tutti gli enti del “sistema della ricerca italiano” in cui i ricercatori vengano – gradualmente – incentivati ad attrarre risorse economiche mediante processi di trasferimento tecnologico e creazione di Spin-off.
     

  2. Regole uniformi e ripensamento del “Professor’s priviledge”
    Garantire “regole di ingaggio” comuni a tutti gli attori industriali e finanziari che vogliano investire in ricerca attraverso regolamenti brevetti, regolamenti Spin-off e regolamenti per la “ricerca conto terzi” omogenei tra i vari enti che dovrebbero poter disporre della proprietà intellettuale delle invenzioni (oggi in capo ai singoli ricercatori).
     

  3. Un attore nazionale per il trasferimento tecnologico
    Attuare un forte investimento in capitale umano abilitante da dedicare al trasferimento tecnologico, dal momento che l’Italia dispone di pochissime professionalità specializzate nel sostenere i ricercatori nel percorso di valorizzazione, capaci di individuare le innovazioni più promettenti.
     

  4. Completamento del ruolo pubblico, razionalizzazione degli interventi e attività di investimento.
    Razionalizzare le risorse evitando che vi siano sovrapposizioni di ruolo tra gli attori che operano nella valorizzazione della ricerca in Italia: demandare alla Fondazione ENEATech il ruolo di sostegno agli Uffici di Trasferimento Tecnologico al fine di supportarli nell’individuare le migliori innovazioni; demandare al Fondo Nazionale Innovazione il ruolo di investitore indiretto (come abilitatore di mercato) e diretto (negli Spin-off più promettenti e strategici per il Paese).
     

  5. Politica della Ricerca
    Garantire una classificazione di tutti i fondi destinati alla ricerca caratterizzandoli come:
    - “Fondi per Ricerca di Base” da destinarsi liberamente alle più disparate, spontanee e indipendenti linee di ricerca.
    “Fondi per la Ricerca Applicata” da destinarsi ai soli settori individuati come strategici per il Paese da un Coordinamento Interministeriale e Istituzionale che delinei la “Politica della Ricerca” in ragione dell’avanzamento della “Politica Industriale".
     

  6. Attrazione degli investimenti
    Avviare un coordinamento tra la Fondazione ENEATech, nella sua nuova veste, e strutture quali ICE e il sistema degli addetti economici e scientifici delle ambasciate al fine di aumentare l’attrazione degli investimenti internazionali (in stretto coordinamento con la normativa al fine di adottare presidi di controlli sui progetti più promettenti e strategici per il Paese).

 

In base ai dati disponibili raccolti ed in base al modello di spesa elaborato, proponiamo una riforma che aiuti l’Italia ad attuare una strategia nazionale a favore della valorizzazione della ricerca, perché siamo convinti che la Ricerca Trasferibile possa generare un sostegno economico alla Ricerca di Base che, sola, può alimentare nuova Ricerca.

Diversamente l’Italia corre il pericolo di perdere in pochi anni uno dei veri asset che ha a disposizione per il suo rilancio.

Se vuoi saperne di più scarica la proposta estesa (.pdf).