Fondi europei

            All’inizio del ciclo di Programmazione 2014-2020, l’Italia disponeva virtualmente di 75 miliardi di euro (43 miliardi di risorse comunitarie e circa 32 miliardi da cofinanziamento nazionale).

Si trattava di fondi da destinare sia a progetti di coesione sia a investimenti regionali.

Durante questo ciclo di Programmazione il nostro Paese è stato in grado di pianificare progetti per soli 54,3 miliardi di euro (-28 per cento).

Di questi a oggi risultano effettivamente impegnati 38 miliardi di euro, cioè il 70 per cento dell'ammontare disponibile (la media europea è pari all'84 per cento).

La nostra spesa reale dei fondi comunitari si attesta intorno al 35 per cento, contro una media europea del 42 per cento; ma paesi come Finlandia, Svezia o Estonia riescono ad impegnare risorse per oltre il 90 per cento e a realizzare una spesa superiore al 60 per cento.

I motivi di questa discrepanza sono ovviamente molti, ma una delle concause principali sta nella difficoltà di reperire personale qualificato nella programmazione europea all'interno delle amministrazioni.

Un'altra concausa è l'incapacità delle amministrazioni di operare in maniera sinergica. 

La nostra proposta vuole incrementare rapidamente le capacità nazionali di programmazione, pianificazione ed esecuzione dei fondi europei che saranno disponibili nel prossimo ciclo di Programmazione 2021-2027.

Questo può avvenire grazie alla creazione di team altamente specializzati, da realizzarsi in due fasi:

Prima fase :

istituire un accordo quadro tra Cassa Depositi e Prestiti (CDP), Regioni e i Comuni sopra i 50.000 abitanti al fine di costituire e rendere disponibili team specializzati composti da personale qualificato in materia di programmazione europea.

Questo personale dovrebbe essere contrattualizzato da CDP e verrebbe distaccato presso le amministrazioni locali con l'obiettivo di accrescerne e accelerarne in modo consistente le capacità di programmazione.

Ipotizziamo team di lavoro di:

  • 15 professionisti per ciascuna Regione;

  • 10 professionisti per ciascuno dei Comuni sopra i 100.000 abitanti (45);

  •   5 professionisti per ciascuno dei Comuni sopra i 50.000 abitanti (~100).

 

Verrebbero quindi per l'intero Paese coinvolti poco meno di 1.300 professionisti, ‘ingaggiati’ con formule di natura privatistica e fortemente legata al buon esito delle progettualità loro assegnata.

 

Seconda fase:

avviare, contemporaneamente, un percorso di alta formazione amministrativo-finanziaria e tecnica per il personale selezionato interno alle amministrazioni (includendo comuni singoli comuni o consorziati che raggiungano i 30.000 abitanti).

La selezione e la formazione dovrebbero essere considerati obbligatori, con l'obiettivo di ottenere personale qualificato che dovrebbe affiancare i team specializzati.

 

Questo progetto potrebbe avere un costo molto contenuto rispetto ai vantaggi attesi.

Peraltro a sua volta potrebbe essere finanziato dai fondi comunitari stessi.

Per valutare l'impatto del progetto basta considerare che le misure sopra delineate raggiungerebbero un punto di equilibrio di finanza pubblica anche solo accrescendo l'efficienza nella programmazione della spesa del 5 per cento.

Il beneficio diretto sul PIL per questo miglioramento dovrebbe corrispondere a circa 3 miliardi di euro.

Resta aggiornato sulle nostre iniziative.

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